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La pandemia da Covid-19 e la conseguente crisi economica e sociale stanno infliggendo un duro colpo ai cittadini di tutte le parti del mondo, mettendo a repentaglio la loro vita, il loro lavoro, le relazioni sociali e peggiorando le prospettive per il loro futuro e per quello delle generazioni più giovani.

Di fronte a questo scenario, il G20 ha il dovere di guidare una ripresa che, partendo dalla risposta all’attuale crisi, guardi anche oltre e contribuisca a dare forma ad una società globale più giusta, inclusiva, sostenibile e resiliente, quindi ad una società che si possa definire davvero più prospera.

L’unico modo per farlo, in una sorta di nuovo umanesimo, è rimettere la persona al centro delle azioni politiche, multilaterali e nazionali. Ciò significa affrontare con determinazione la povertà, la cui eradicazione costituisce il primo tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Ridurre le disuguaglianze diviene quindi fondamentale, ora più che mai, considerando il loro costante incremento negli ultimi decenni, aggravato ulteriormente dall’attuale situazione di crisi. Questo vuol dire tutelare i più vulnerabili, tra cui giovani e lavoratori precari, favorire l’empowerment femminile, assicurare l’accesso universale all’istruzione, ridistribuire le opportunità all’interno dei singoli paesi e diminuire le disparità tra aree geografiche.